Pagelle Mic Tyson 2025

Il 14 dicembre, al Fabrique, il freestyle italiano ha fatto registrare uno dei suoi picchi più significativi degli ultimi anni: circa 3000 spettatori, un numero che fino a poco tempo fa sembrava impensabile per la scena.


Il Mic Tyson si conferma così non solo come uno degli eventi più importanti del circuito, ma anche come un termometro reale dello stato di salute del movimento. Tra certezze consolidate, ritorni attesi e sorprese inattese, il palco di Milano ha offerto una fotografia complessa.


Queste pagelle provano a mettere ordine: tra dominio, momenti decisivi e occasioni mancate.

Grizzly 7,5
Nonostante sia il contest più importante vinto dall’orso torinese nel 2025, non si può dire che sia stata la sua miglior prestazione.

D’altronde, quando alzi così tanto l’asticella, anche una buona prova rischia di sembrare sotto tono.


Supera un primo turno difficilissimo contro Higher: perde leggermente il minuto, ma si riprende nei quattro quarti con solidità e gestione dell’inerzia. Il passaggio diretto è discutibile, ma comprensibile alla luce dell’approccio troppo monotematico dell’avversario.


Il secondo turno contro Redrum è opaco per entrambi, ma in semifinale cambia marcia: contro Hydra tira fuori il miglior minuto ad argomento dell’evento e torna ad essere incisivo come ai suoi picchi.


In finale contro Kyn fa bene senza dominare, finché non piazza lo strappo decisivo: tre fatality consecutive, di cui una da fatality of the year, che chiudono definitivamente i giochi.


Più che un trionfo netto, questo Tyson è il coronamento di un percorso. E, proprio per questo, ha qualcosa di profondamente giusto.


Sacco — 8
La vera sorpresa della serata.
L’emiliano cavalca alla perfezione l’effetto underdog, conquistando il pubblico fin dal primo minuto e trasformandosi nell’avversario più scomodo del torneo.


Porta tutti e tre gli avversari allo spareggio, dominando nei primi due, e lasciando lungo il percorso momenti memorabili: il primo minuto, le 8 barre in “a-o” contro Bruno, il minuto in speed up contro Kyn.


Dal punto di vista tecnico è solidissimo: flow old school, grande controllo metrico e timing sempre preciso. Dove paga qualcosa è sul piano concettuale, meno incisivo rispetto ad altri.


Resta comunque una prima presenza al Tyson da incorniciare. Di quelle che cambiano percezione.


Kyn — 8
Daniele Kyn conferma ancora una volta di accendersi quando il palco pesa, e anche in questo Tyson costruisce una prestazione di alto livello.


Agli ottavi supera senza difficoltà un Mumei spento, piazzando anche una delle barre più forti del turno (quella del casco).
Ai quarti tira fuori probabilmente il miglior minuto ad argomento IA, e con costruzioni intelligenti e tanta fotta, riesce a non farsi travolgere da un Debbit in stato di grazia negli 8/4, portandolo allo spareggio e vincendo con merito.


Negli ultimi due turni cala leggermente, ma senza mai uscire davvero dalla partita.
Se due anni fa si fermava in semifinale, qui arriva fino in fondo.


La domanda viene naturale: è questo il passaggio definitivo verso la vittoria?


Hydra — 6,5
Come direbbe lui:
“Semifinale, palle all’aria.”


Non è al massimo della forma, ma resta uno di quelli che sanno vincere le battle prima ancora che farle bene.


Al primo turno passa agilmente contro Giuss Dawg, dominando nei quattro quarti con la sua solita capacità di impatto.
Nei quarti vince una sfida piuttosto anonima contro un Frenk poco ispirato, gestendo gli 8/4 senza particolari difficoltà.


Poi arriva la semifinale. E arriva Grizzly.
La sua bestia nera si conferma tale: il divario è netto, e l’orso chiude i conti senza troppi complimenti.


Resta una prova complessivamente buona, ma distante dai suoi standard migliori.


Debbit — 7
Buona prova già dal primo turno contro Punta, in una battle più complicata del previsto: il trentino gli dà filo da torcere e qualcuno avrebbe anche potuto vederlo avanti. Ma non è certo una colpa di Debbit.

È però ai quarti che si accende davvero: torna l’“arte che cammina” nella sua versione migliore, quella vista al Tyson 2024. Dopo un minuto ad argomento non perfettamente centrato, tira fuori degli 8/4 semplicemente devastanti.


Costruzione metrica, timing, flow, teatralità: tutto gira al massimo, con punch efficaci e presenza scenica dominante.
Si ferma allo spareggio, meno brillante rispetto al resto della battle, ma il livello mostrato resta altissimo.


Ovunque vada, è una garanzia di spettacolo.


Frenk — 5,5
A malincuore, una prestazione nel complesso anonima.


Il primo turno lo vede opposto a un Moreno fuori contesto: si percepisce il divario generazionale, e pur senza strafare Frenk porta a casa il passaggio senza particolari difficoltà.


Contro Hydra, però, non riesce mai davvero ad accendersi: la battle scorre senza picchi, e la sua performance resta piatta, senza momenti memorabili.


Da uno con le sue capacità ci si aspetta decisamente di più.
Occasione rimandata.


Bruno Bug — 7
Parte fortissimo, subito padrone del palco.
Contro Efsi9 tira fuori un grande minuto, mettendo in mostra le sue qualità ritmiche, supportato anche da un DJ MS particolarmente ispirato.

Nei quattro quarti controlla senza problemi, anche senza bisogno di strafare con punch pesanti.


Ai quarti contro Sacco offre un’altra prova solida: gestisce bene sia l’argomento che gli 8/4, mantenendo sempre il controllo della battle.


Poi arriva lo spareggio — e lì si spegne tutto.
Una decisione della giuria contestata lo manda fuori focus: passa diverse entrate a lamentarsi, perdendo completamente inerzia e lucidità.


Una sconfitta che, più che subita, si costruisce da solo.


Redrum — 6.5
Una prestazione ordinata, senza particolari picchi ma nemmeno veri passaggi a vuoto.


Una delle caratteristiche del rapper di Bitonto, d’altronde, è proprio questa: difficilmente sfigura. Ovunque vada, porta sempre a casa una prova quantomeno solida.


Al primo turno trova un Keso troppo decontestualizzato nelle rime: Redrum ne approfitta senza forzare, restando coerente, presente e sempre in risposta.


Contro Grizzly regge bene l’urto sul piano della costanza, ma paga due fattori decisivi: da un lato dimentica completamente uno degli argomenti del minuto, dall’altro non riesce a piazzare quelle fatality capaci di spostare davvero l’equilibrio della battle.

Giulio Rigamonti

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