Debbit vs ?¿? – Fight Club ed.VII 2019

Siamo al Wishlist di Roma, in occasione della tappa finale della settimana edizione del Fight Club, uno dei contest storici e più importanti della penisola.

Sono solamente gli ottavi di finale, eppure la platea è già in procinto di vedere una delle battle più iconiche, se non la più iconica, dell’intera storia dell’evento, (tanto da divenire materiale di parodia in stile YTP da parte dello youtuber Davvo).

La battle in questione vede scontrarsi due degli MC probabilmente maggiormente eccentrici ed originali dell’intera scena freestyle, la curiosità è tanta ed il pubblico non vede l’ora di assistere a questo duello artistico.

Lo stesso partecipante Debbit, prima che inizi lo scontro vero e proprio, pronuncia una frase estremamente veritiera: “questa non è una battle, questa sarà una coreografia”.

I due possiedono indubbiamente uno stile simile (seppur con delle differenze di cui parleremo più avanti), ma il favorito pre-gara rimane comunque il rapper romano, con una maggiore esperienza in campo freestyle rispetto al suo rivale. Se c’è però una caratteristica che contraddistingue i freestylers in questione è la loro imprevedibilità, perciò non è mai detta l’ultima parola

Quote

1,30 Debbit  3,20 ?¿?

Primo Minuto

Come detto prima, le similitudini sono evidenti.

Entrambi gli MCs puntano molto sulla componente teatrale, sfruttando a pieno gestualità, enfasi e pause, dando vita a vere e proprie performance attoriali oltre che di rap.

Addirittura Debbit si prende tutta la prima quartina del suo minuto, riempendola coi suoi movimenti corporei e innalzando l’hype del pubblico senza però proferire parola, (strategia alla quale il rapper non è nuovo, basti pensare al celeberrimo minuto contro Tullo al Mic Tyson).

Insomma, i due tengono una lezione sulla gestione del palco, ricordando come quest’ultimo non sia altro che l’abbreviativo di “palcoscenico”.

È però nei contenuti delle loro barre che essi differiscono e si distanziano: se infatti Debbit ha come personaggio il simpaticone romano coatto, ?¿?, oltre a puntare maggiormente sul fattore knowledge, lavora per costruirsi attorno un immaginario quasi surrealista, a tratti schizofrenico.

mi pappo surrealtà/ ho mangiato una tela di Dalì, e ora confesso la temporalità” (?¿?) è una rima che difficilmente sentireste dalla controparte, mentre “tu impara-come/distinguere un fenomeno da un fenomeno da bara-ccone” è molto più nello stile del rapper del Trullo (anche come ritmo d’esecuzione).

Complicato dire chi abbia meritato di più nel minuto, d’altronde gli stili di rap che stiamo trattando sono più che mai difficilmente incasellabili e valutabili secondo parametri oggettivi.  Forse Debbit ha reso maggiormente a livello di flow e di ovazione del pubblico, ma è tutto estremamente opinabile.

Quattro quarti

1 minuto in 4/4 , parte Debbit

Lo scambio che più di tutti esemplifica la differenza di approccio lirico tra i due si ha quando ?¿?, che incalza con “questo è il buffone di corte, ma io sono il menestrello reale” (più concreta e meno surreale, ma comunque attinente con il personaggio), si vede rispondere: “allora va a suonare il Sardegna [pausa], non lo vedi com’è emozionato? Sembra lo sfigato davanti a ‘na fregna”. insomma, gemelli omozigoti ma dal carattere opposto.

Un minuto è sicuramente poco tempo, ma ciò non impedisce ai due performers di perseguire l’idea di “coreografia” che Debbit aveva preannunciato, con quest’ultimo che addirittura mima ed imita il suono di una “pistola laser” fittizia da lui appena immaginata, mentre il suo avversario risponde ancora una volta giocando sulle pause, in modo tale da creare un wordplay inaspettato: “questo non arriva alle mie condizioni e neanche alle mie sintassi/ o forse sì? Nah… psiiii” (sinapsi).

Un grande spettacolo, in cui però nessuno dei due è riuscito a prevalere, la giuria non può fare a meno di decretare lo spareggio

Spareggio

Altro minuto in 4/4, dove stranamente riparte ancora debbit.

L’arte che cammina tenta un approccio differente, ricordando che al di là delle approccio scenico simile, egli possiede un’abilità tecnica e di flow sicuramente superiore allo sfidante, e intraprende una quartina cadenzata e con un ottimo timing

 “faccio-questa-roba- da parecchio/ ma-non-ho-mai rappato contro uno specchio/ specchio specchio delle mie brame/ rispetto a te io son più vecchio ma almeno io so rappare eh”.

La quartina ha effetto, ma non sufficientemente da ribaltare la sfida, il vero punto di svolta dello spareggio lo si ha quando poco dopo ?¿? cade nella trappola tipica di chi sfida Debbit, riuscendo però non solo ad uscirne, ma addirittura averne la meglio:

Egli comincia infatti a citare le barre più famose del suo avversario, a partire dal sempreverde “rapper ad-de-stra-to, at-te-sta-to”, a cui Debbit risponde con sicurezza: “voleva imitarmi e ha-ten-ta-to/ ma poi è esploso tipo un a-ten-ta-to” (riprendendo il sillabico).

?¿? non demorde, e alla seconda citazione sembra andare a segno, usando questa volta come arma il minuto del rivale contro Feddini al Mic Tyson: “freestyle avviato/ sincronizzazione in corso/ l’avversario l’ho rilevato/ un quarantenne disoccupato”. il diretto interessato non riesce a rispondere, conferendo così un leggero vantaggio al suo alter ego.

La sfida termina con l’ultimo grande elemento di questa coreografia, vale a dire lo shinigami del freestyle italiano che sfrutta la quartina conclusiva per fare una mossa di break dance, esplicitando didascalicamente: “lo batto in baby freeze”.

Allo scadere del tempo, il pubblico è ancora una volta gioioso e divertito, così come la giuria (Blnkay in particolare).

È  arrivato però il momento per i bambini al parco di fare i compiti, e dopo essersi consultati, i giurati decretano Debbit vincitore della sfida.

Giudizio

Dall’analisi appena fatta dello spareggio potrebbe sembrare che la sconfitta di ?¿? sia immeritata, ma ci sono diversi elementi che possono giustificare il passaggio del rapper romano.

Innanzitutto quest’ultimo si è sicuramente dimostrato superiore a livello di flow e tecnica, ed è probabile che in un contest rap di livello nazionale i giudici abbiano voluto premiare questi due fattori, ragionando anche in vista delle contese successive.

Inoltre è possibile che l’operazione di citare le barre avversarie non sia stata apprezzata dalla giuria quanto lo è stata dal pubblico, vedendola magari come un espediente fin troppo inflazionato per chi si trova a sfidare Debbit.

Ad ogni modo la discussione sul vincitore risulta in questo caso più che mai secondaria.

Il vero pregio di questa battle è l’aver dimostrato come il freestyle possa essere in grado di offrire uno show ed una perfomance artistica a 360 gradi, andando ben al di là della fantomatica e stereotipata “gara di insulti”. Più che mai viene messo in mostra il pregio di una buona presenza scenica, delle doti recitative, di delivery e di personalità stilistica.

Debbit vs ?¿?  esemplifica quanto spesso e volentieri sottovalutiamo la versatilità e la capienza del freestyle come disciplina artistica vera e propria.

Giulio Rigamonti

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