Hydra è il GOAT?

Sabato scorso Hydra, dopo mesi di assenza dalle battle, si è presentato sul palco della Red Bull Frista, il contest di freestyle più importante dell’anno per nomi coinvolti e organizzazione — il primo ad avere uno sponsor di questo livello.

E non solo l’ha vinto, ma ha dimostrato che la sua aura è rimasta inalterata. Che il possibile titolo di più forte di questa generazione, nonché di GOAT del freestyle italiano, è più concreto che mai.

Durante il suo percorso ha affrontato avversari del calibro di Morbo Shekkero e Blnkay, senza troppe remore, con la sua consueta nonchalance — eccezion fatta per una certa debolezza sulla trap, suo arcinoto tallone d’Achille.

Ma è davvero definibile il GOAT?

In questo articolo proviamo a capire meglio perché Hydra è arrivato a essere considerato uno dei candidati più credibili a quel titolo.

Un palmarès abnorme

Dal 2022 in poi, il numero di contest vinti da Hydra è semplicemente abnorme. Al punto che è quasi difficile ricordarli tutti a memoria.

Ya Know Death, Fight Club VIII, G.O.T.A. Punchliner Edition, Verbal Jungle 2023, Alley Oop 2023, Money in the Bank, Kintsugi 2, fino alla recentissima vittoria alla Red Bull Frista.

Un palmarès che parla da solo, senza bisogno di troppe interpretazioni.

E non finisce qui: per quasi due anni consecutivi, Hydra non ha partecipato a un solo contest senza almeno arrivare in semifinale. Una costanza spaventosa, che pochi possono anche solo sognare di replicare.

Ad un livello meramente statistico, ci sono tutte le ragioni per considerarlo il più forte in assoluto, al massimo a pari merito con Shekkero, l’altro nome che da anni gravita nell’orbita GOAT.

Certo, si potrebbe obiettare che nella sua immensa bacheca manchino alcuni trofei “di peso”, come Mic Tyson o Tecniche Perfette.

Ma qui le cose vanno precisate. Per quanto riguarda Tecniche Perfette, la possibilità di rivederlo sul quel palco è praticamente nulla: la crew FEA si è di fatto autoestromessa dallo storico contest, rendendo improbabile una sua futura partecipazione.

Quanto a Mic Tyson, c’è ancora tempo. Anche perché, diciamolo, pure Messi ha vinto il Mondiale a fine carriera. E in fondo — anche nel fisico e nella postura — una certa somiglianza c’è.

E proprio come Messi, Hydra era già nella conversazione GOAT ben prima di alzare il trofeo più importante. Adesso, con la Frista in bacheca, quella conversazione si fa sempre più unilaterale.

Un personaggio intoccabile, una profezia che si autoavvera

Cosa serve davvero per essere considerato il più grande di sempre nel freestyle italiano? Serve la tecnica? La costanza? La quantità di contest vinti? L’innovazione? O basta il dominio mentale?

Perché se esiste una cosa che Hydra fa meglio di tutti, è spezzare i suoi avversari. Non semplicemente batterli. Mandarli in cortocircuito. Disattivarli. E questa non è solo una skill: è una strategia, una presenza, un’aura.

A volte scazzato, a volte aggressivo, a volte entrambe le cose, la costante è che sembra che ti stia facendo un favore a sfidarti, un disprezzo elegante che lo pone su di un piano superiore.

Quando Hydra “ha voglia”, la sensazione è quella di un freestyler onnipotente. Uno che non ha bisogno di extrabeat o incastri per dominare. Gli basta un concetto. Uno solo. Ma affilato, creativo, sadico. Lo lancia come un pugnale, e il pubblico esplode. L’avversario sbianca. La battle è segnata.

Hydra è uno dei punchliner più devastanti mai apparsi in Italia. Ogni sua rima è un’idea, ogni idea è un colpo, ogni colpo è una dichiarazione di guerra. Spesso offensiva, spesso autoironica.

L’autoinsulto è un’arma che ha fatto sua: sa ridere di sé, anticipa le critiche, smonta le offese prima ancora che vengano pronunciate. In questo modo, si rende quasi intoccabile. L’avversario perde armi e terreno.

Sul piano tecnico, non è un virtuoso. Il flow non è il suo punto forte, non ricerca il triplo senso, la rima che “capisci dopo”, gli incastri sono funzionali ma non sorprendenti. Ma la mimica, la recitazione, l’atteggiamento spocchioso, tutto contribuisce a creare un personaggio dominante. Uno che attira l’attenzione, la catalizza, la incanala verso di sè.

Ed è qui che entra in gioco il meccanismo più affascinante del suo personaggio: Hydra è forse il miglior comunicatore del freestyle italiano. Sa cavalcare l’onda emotiva del momento come nessun altro.

Se in una manche fa particolarmente bene, in quella dopo gli basta ribadire — con tono arrogante e teatrale — quanto ha appena spaccato. Dice che ha fatto fatality, e il pubblico lo urla. Dice che è il più forte, e nessuno osa smentirlo. Perché poco prima lo ha dimostrato.

È un meccanismo semplice, quasi banale per chi frequenta l’ambiente, ma la verità è che Hydra lo maneggia come un’arte. E da lì nasce un circolo: fa fatality dicendo che fa fatality, vince battle dicendo che le vince, dice di essere il GOAT… e ogni volta il pubblico lo acclama sempre più forte.

La sua stessa fama di GOAT si costruisce e si rinforza mentre lui la pronuncia.

Può sembrare un gioco mentale. Ma proviamo a confrontarlo con altri giganti del circuito.

Shekkero, Blnkay, e altri “candidati al trono” difficilmente usano il titolo di GOAT come argomento. Preferiscono sfidare sul piano tecnico, sulle rime complesse, sui concetti. Costruiscono rime su misura, rispondono all’avversario, al contesto, al tema.

Questo approccio — che è parte del loro fascino — richiede sforzo, creatività continua, e molta più esposizione al rischio. È un freestyle più “puro”, forse, ma anche più vulnerabile.

Hydra invece punta sull’impatto. Sulla forza bruta dell’idea. Sul dominio psicologico. E nel contesto attuale, dove il pubblico vuole spettacolo, è difficile negare che il suo metodo sia più efficace e duraturo.

L’omaggio al rivale e la consapevolezza che fa la differenza

Dopo la vittoria della Red Bull Frista, Hydra ha rilasciato delle dichiarazioni significative all’Interno del dibattito.

Ha infatti affermato senza esitazione che per lui Blnkay — il suo avversario in finale — è davvero il freestyler più forte di sempre.

“Lui è senza dubbio il freestyler più forte di sempre. Dopo Blnkay il freestyle non è stato più lo stesso. Prima si rappava in un modo, dopo Blnkay il freestyle ha cominciato ad andare al doppio della velocità.”

Parole che pesano, ma che hanno un fondo di verità difficilmente contestabile.

Blnkay ha davvero riscritto i limiti della disciplina, portando a un livello tecnico e inventivo l’improvvisazione come mai si era visto prima. Non è un caso che diversi colleghi abbiano descritto il suo prime come un picco inarrivabile, un modello che si può solo contemplare — non replicare.

Ma Hydra, subito dopo, aggiunge qualcosa di altrettanto interessante:

“Io per un certo periodo ho provato a fare quello che fa lui. Ma ho capito ben presto che non era il mio.”

Ed è forse proprio questa consapevolezza che ha reso Hydra quello che è oggi.

Capire che non aveva senso inseguire l’impossibile, che non serviva diventare Blnkay per essere il più forte, ma che esisteva un altro modo per dominare. Il suo.

Ha trovato un’identità unica, inattaccabile, basata sulla presenza scenica, sulla psicologia, sull’ironia e su punchline che mandano in tilt.

E nel momento in cui ha smesso di voler essere “il migliore a fare freestyle”, ha iniziato a fare freestyle da migliore.

Conclusione

Troppo spesso ci dimentichiamo che, prima di porci una domanda, dovremmo metterci d’accordo sulla definizione dei termini.

Quindi forse, prima di chiederci:

Hydra è il GOAT del freestyle?

dovremmo domandarci:

Cosa intendiamo, davvero, per GOAT del freestyle?

Se per GOAT si intende il più forte a vincere le battle, quello che domina l’avversario nel contesto specifico della sfida, che riesce a imporsi coi suoi mezzi…

Allora sì.

Hydra può essere considerato il GOAT.

Giulio Rigamonti

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