5 Battle che hanno definito l’era moderna

Non c’è il minimo dubbio che la generazione del 2TheBeat sia molto diversa da quella di MTV Spit, che a sua volta è molto diversa dalla generazione Mic Tyson, quella che — tra vecchi e nuovi nomi — rappresenta ancora oggi il cuore pulsante del freestyle italiano.
Ma come si è arrivati alla condizione attuale della scena?
Rispondere in modo esaustivo è praticamente impossibile, ma in questo articolo proveremo a ripercorrere 5 battle esemplificative, in ordine cronologico, che hanno segnato piccoli o grandi spartiacque nella storia recente del freestyle.

Chiaramente, la stessa definizione di “era moderna” è arbitraria.
Per questo motivo, in questa selezione compaiono anche alcune battle risalenti a Spit.

D’altronde, proprio come uno storico può fissare per convenzione la fine del Medioevo nel 1492 con la scoperta dell’America, pur sapendo che nello stesso secolo ci sono stati la caduta di Costantinopoli e l’invenzione della stampa a caratteri mobili, anche nel freestyle non si può parlare di “modernità” senza considerare i sintomi anticipatori della frattura.


1. Nerone vs Blnkay – MTV Spit 2014

Se Morbo vs Reiven è lo spartiacque generazionale (ne parliamo dopo), Nerone vs Blnkay è una delle crepe da cui tutto ha iniziato a sgretolarsi.

Da un lato Nerone, punchliner feroce, rime dirette e attitudine granitica, esponente di punta della generazione “spit” (Shade, Nitro, Fred De Palma…), che proprio con Spit raggiunge il suo apice.
Dall’altro, un giovanissimo Blnkay: meno appariscente, ma con un’intelligenza tecnica e un’inventiva in incastri e wordplay che anticipano di anni la scena post-2015.

Il pubblico generalista di MTV non era ancora pronto per un approccio così cervellotico.
La battle la vince Nerone – e non scandalizza – ma tra gli appassionati nasce un dubbio: forse Blnkay meritava.
Nasce uno dei primi “meritava Blnkay” della storia, che diventerà presto un meme generazionale (il primo fu nella sfida contro Thai Smoke nel 2012).

Un’idea, più che una protesta, anche se in seguito diventerà tale.
Tre anni dopo, Blnkay si prende la rivincita sul ring del Barrio’s in una finale Ya Know The Name memorabile, chiudendo simbolicamente un cerchio: ormai la nuova scuola è realtà, e Genova ha il suo nuovo alfiere.

Perché recuperarla: è il documento di un passaggio di testimone.
Una sfida in cui si capisce che il freestyle stava già cambiando, anche se pochi se ne erano accorti.


2. Morbo vs Reiven – Tecniche Perfette 2015

Considerata da molti addetti ai lavori come la battle per eccellenza, la finale di Tecniche Perfette 2015 tra Reiven e Morbo è un punto di non ritorno nella storia del freestyle italiano.
Due approcci diversi ma ugualmente letali si scontrano per 25 minuti senza mai un calo, senza mai un attimo vuoto: ogni quartina è una lezione di stile, ogni scambio è una dimostrazione di fuoco.

Incastri e metrica fitta da parte di Morbo, concetti, doppi sensi e punch argute da parte di Reiven, risposte su risposte da entrambi i lati del ring.

Non è solo la qualità complessiva a renderla unica, ma l’impatto che ha avuto sul futuro della scena: con questa battle si apre una nuova era, quella della tecnica raffinata, dei concetti più stratificati, della costruzione metrica spinta all’estremo.

Ma soprattutto, l’era del freestyle come arte indipendente: non più solo palestra per il rap su disco, ma fine ultimo, linguaggio autonomo, forma d’espressione pura.
Dieci anni dopo, questa sfida non è invecchiata di un giorno.

È rimasta lì, scolpita, come modello da imitare e traguardo da superare.
Un duello perfetto per il contesto perfetto, che ha alzato l’asticella per chiunque sia salito su un palco da allora in poi.

Perché recuperarla: perché non si può capire davvero il freestyle senza averla vista almeno una volta.


3. Shekkero vs Frenk – Mic Tyson 2017

Dopo MTV Spit, nessun contest era riuscito a catturare un bacino di utenza così ampio e a intercettare così bene anche il pubblico mainstream.

Le battle del Mic Tyson su YouTube contano centinaia di migliaia di visualizzazioni, e questa in particolare vanta il primato di battle di un contest ufficiale più vista in Italia, superando il milione.

Frenk in quell’occasione era già una testa di serie, mentre Shekkero, pur essendo conosciuto nella scena underground, non godeva ancora del prestigio da “Big”.
Tanto che dovette passare per le selezioni — diventando così l’unico rookie nella storia del Tyson a riuscire poi a vincerlo.

Fu proprio il Tyson, e il Tecniche Perfette di pochi mesi dopo, a far passare Shekkero da freestyler promettente a leggenda del circuito.

Ci sono diversi momenti che hanno reso questa battle così iconica, ma il più celebre resta sicuramente il minuto di Shekkero sull’argomento religione: considerato ancora oggi uno dei migliori — se non il migliore minuto — nella storia del freestyle italiano.
Ogni quartina una genialata, ogni punch un’esplosione del pubblico.

E il pubblico, quella sera al K2 di Vicenza, era caldo come poche volte si è visto nella disciplina: il casino era semplicemente indescrivibile.

Non si può neanche dire che sia la miglior prestazione dei due.
Entrambi, negli anni, hanno affinato la tecnica e alzato ulteriormente il loro livello.
Frenk, in particolare, all’epoca usava ancora molti più intercalari e non godeva della pulizia tecnica e della capacità di costruzione che lo ha poi reso celebre.

Eppure, l’inventiva, la rapidità di risposta e l’abilità dei due hanno stregato il pubblico.

Quella sera, chi era presente al K2 ha capito una cosa: che il freestyle poteva raggiungere livelli tecnici, di adrenalina, spettacolo e coinvolgimento difficilmente immaginabili.

Perché recuperarla:
perché ha mostrato che il freestyle può infiamnare una folla come un concerto.


4. Hydra vs Shame – Mic Scrauso II

Siamo nel 2018, in piena “era tecnica”, quando il freestyle italiano si è ormai spostato verso un’estetica sempre più elaborata e virtuosistica: incastri, metriche impossibili, anagrammi, metafore astratte, una quantità quasi esagerata di wordplay.

Shame, all’epoca, è uno dei volti principali di questa scuola.
In grande forma tra il 2017 e il 2018, rappresenta un ideale di freestyle più “alto”, che evita il diss personale e punta tutto su un’esibizione di abilità poetica e verbale.
La sua figura incarna perfettamente quel clima post-triplete di Shekkero, con contest come Mic Tyson, Tecniche Perfette e Tritolo dominati da chi riusciva a unire wordplay e intrichi lirici.

Ma proprio in questa cornice si inserisce Hydra, come una scheggia impazzita che va in controtendenza: diretto, cinico, carismatico, portatore di uno stile senza fronzoli e votato all’impatto.

Mentre la scena sembrava voler mettere da parte l’insulto e il colpo basso per un linguaggio più tecnico e “pulito”, Hydra riportava tutto alla sostanza: la punch che arriva, che fa male, che infiamma il pubblico.

Lo scontro al Mic Scrauso II è il manifesto di questa frattura.
Shame e Hydra incarnano due visioni opposte del freestyle.
La battle è intensa: Shame prova a tenere il discorso su un piano più cerebrale e tecnico, ma Hydra lo schiaccia con attacchi frontali, sadici e spietati, che ribaltano l’atmosfera stessa dell’evento.

Il pubblico esplode, e con esso la percezione di un cambio di paradigma.
Dopo lo Scrauso, la popolarità di Hydra cresce a dismisura, perché una fetta consistente di pubblico si riconosce in quel ritorno alla semplicità violenta del freestyle, in quella voglia di vedere sangue, di sentire la linea che taglia.
In un’epoca di “volemose bene”, Hydra era un richiamo alla barbarie originaria della battle.

Questa sfida rappresenta un altro piccolo punto di rottura.
È il momento in cui si capisce che il freestyle tecnico non è l’unica via possibile, e che c’è ancora spazio per uno stile più sporco, più teatrale, più cattivo.

In questo senso, Shame vs Hydra non è solo una grande battle: è una fotografia di un clima, di un’esigenza, di un contrasto generazionale.

Perché recuperarla: perché è uno spartiacque simbolico.
Perché racconta il ritorno della punchline come atto scenico.
Perché, tra anagrammi e costruzioni complesse, ogni tanto è bello anche vedere qualcuno che va dritto alla giugulare.


5. Morbo vs Arcy – Verbal Jungle 2021

Siamo nel pieno della complessa epoca post-Covid.
I contest arrancano, il pubblico è contingentato, ma la fame di freestyle è più viva che mai.

In questo contesto teso e incerto, prende forma una delle battle più simboliche di quegl’anni: Morbo vs Arcy, finale della Verbal Jungle 2021.
Non è solo una sfida: è uno specchio del momento storico, un confronto tra due visioni opposte ma complementari della disciplina.

Morbo, leggenda vivente, firma del “manifesto” della golden age freestyle italiana; Arcy, enfant terrible della nuova scuola, tecnico, riflessivo, divisivo – ma sempre affamato di migliorare e difendere l’essenza artistica del freestyle.

Sotto beat e temi diversi, i due si studiano, si colpiscono, si rispondono.
Morbo è puro istinto, con incastri fittissimi, flow d’esperienza e una presenza da palco granitica.
Arcy porta ragionamento, doppi sensi, concetti taglienti, e le sue famose quartine spagnole, diventate il suo marchio di fabbrica.
Chi vince? Dipende.

È una battle che sfugge ai verdetti, dove a parlare non è solo la punchline ma la visione che ognuno ha del freestyle: tecnica vs significato, fuoco vs precisione.

Perché recuperarla: è l’istantanea perfetta della transizione post-pandemica, quella in cui vecchia e nuova guardia non si ignorano più, ma si affrontano – e talvolta si rispettano.
È l’inizio dell’equilibrio attuale: quello in cui sullo stesso palco salgono Morbo e Higher, Drimer e Punta, Blnkay e True Skill.
Il pubblico è pronto per la nuova ed ha stima della vecchia: c’è per tutti, purché spacchino.

Giulio Rigamonti

Torna in alto