5 termini nel gergo del freestyle che (forse) non conosci

Il freestyle possiede un vero e proprio gergo, un linguaggio codificato che tutti gli appassionati della disciplina masticano quotidianamente.

“Fatality”, “risposta alla seconda”, ma anche concetti legati al rap come flow, delivery, incastri e punchline sono termini all’ordine del giorno per chi frequenta la scena.

Nel caso non ne conosciate il significato, vi rimandiamo alla pagina Instagram di The Dome Mag, dove tra le storie in evidenza è presente una raccolta chiamata “Dictionary”, dedicata proprio alla spiegazione di questi concetti base.

Oggi, però, vogliamo proporvi alcuni termini ancora inesplorati, quantomeno tra i non addetti ai lavori, all’interno del panorama del freestyle italiano e internazionale.

Alcuni fanno parte del gergo nostrano, altri arrivano dall’estero e altri ancora sono veri e propri concetti della retorica che trovano applicazione nelle battle. Ecco cinque parole che vale assolutamente la pena conoscere.

1. Trappolone

Forse è il termine più conosciuto tra quelli presenti in questa lista.

Si parla di trappolone quando un freestyler riesce volontariamente a trasportare l’avversario sul proprio terreno di gioco. L’obiettivo è portarlo a citare un tema su cui si è particolarmente preparati o un argomento per cui si ha già una barra molto forte “in canna”.

In questo modo, quando quella rima viene utilizzata, non appare fuori contesto o preparata, ma sembra una risposta perfettamente coerente con quanto appena detto dall’avversario.

È importante distinguere il trappolone dalla semplice preparata o dalla rima di repertorio: nel primo caso non basta avere una barra pronta, bisogna anche essere in grado di creare le condizioni affinché sia l’altro MC a offrirti l’assist per utilizzarla.

Inoltre, non è detto che sia necessariamente preparato a tavolino: alcuni freestyler riescono infatti a tendere la trappola con rime create all’impronta nell’arco temporale della battle stessa.

2. Incastro fittizio

L’incastro fittizio si verifica quando un freestyler, grazie al proprio flow, all’attitudine o all’energia del momento, riesce a far passare inosservato al pubblico un incastro che, in realtà, in italiano non ha alcun senso grammaticale o logico.

Il cervello dello spettatore, trascinato dal ritmo e dalla sicurezza con cui la barra viene pronunciata, tende inconsciamente a “completare” ciò che ascolta, dando per buono anche qualcosa che grammaticalmente non esiste.

Il caso più famoso è probabilmente il celebre sbocco la troppa di Drimer, ma esistono molti altri esempi. Uno di questi è mi sto ad imbellicare, pronunciato da NTUFN contro Morbo all’interno di una quartina che fu comunque percepita come un KO dal pubblico.

Naturalmente, se l’avversario riesce a far notare l’errore nel momento giusto, l’incastro fittizio rischia di trasformarsi da punto di forza a un clamoroso autogol.

3. Antimetabole

In questo caso non parliamo di un termine nato nel freestyle, ma del nome tecnico di una figura retorica. Molti la identificano semplicemente come chiasmo, definizione che non è sbagliata, ma sicuramente meno specifica.

L’antimetabole consiste nel ripetere le stesse parole all’interno di un secondo enunciato, invertendone l’ordine e modificandone o ribaltandone il significato.

«La ragazza si chiamava BIANCA di NOME e di FATTO, ma lui era FATTO di BIANCA e si è dimenticato il NOME

Nel freestyle questa figura retorica è particolarmente spettacolare perché permette di stupire il pubblico senza rinunciare alla coerenza del discorso.

Se dovessimo eleggere un “re” dell’antimetabole nella scena italiana, probabilmente il nome sarebbe quello di Frenk, anche se altri MC come Grizzly e Zenix ne fanno spesso un uso magistrale.

4. Ammazza-hype

Questo è probabilmente il termine meno conosciuto della lista.

L’espressione ammazza-hype venne utilizzata da John Durrell per descrivere il freestyle di Problemone (pace all’anima sua), ed è un’immagine estremamente efficace.

Si parla di ammazza-hype quando l’attitudine flemmatica, rilassata e quasi canzonatoria di un freestyler riesce ad annullare completamente il tryharding dell’avversario, fino a farlo apparire eccessivo o addirittura ridicolo.

È una caratteristica rara, perché richiede una grandissima sicurezza nei propri mezzi. Invece di rispondere aumentando il ritmo o l’aggressività, l’MC riesce a disinnescare l’energia dell’altro semplicemente mantenendo il controllo della situazione.

Problemone ne rappresentava l’esempio perfetto, ma anche freestyler come Seccobbaby o Xeno hanno spesso dimostrato questa capacità.

5. One-two

Chiudiamo con un concetto nato nel freestyle spagnolo, ancora poco conosciuto e poco utilizzato nella scena italiana, anche per via del suo elevatissimo coefficiente di difficoltà. Non è però da escludere che, con il tempo, possa diffondersi sempre di più.

Il meccanismo consiste nell’aprire una quartina introducendo un blocco sillabico contenente quelle che diventeranno le due assonanze dominanti. Successivamente si gioca sull’inversione di queste ultime, creando una sorta di chiasmo fonetico che rende la struttura particolarmente elegante.

Un esempio si trova nella battle tra Grizzly e Bruno a End of Days:

«Fai un minUTO di deCORO (1-2), io decORO il minUTO (2-1) /

rompo il cerchio al tURNO dOPO (1-2), mordo il cerchio all’URO bORO (1-2) e placco i denti in ORO pURO (2-1)

Si tratta di una tecnica ancora poco esplorata nel panorama italiano, ma proprio per questo estremamente interessante da osservare ogni volta che compare sul palco.

Conclusione

Questi sono solo alcuni dei tantissimi termini che popolano il gergo del freestyle.

Dietro una battle non ci sono soltanto punchline e improvvisazione, ma anche un linguaggio fatto di concetti, tecniche e dinamiche che negli anni si sono evoluti insieme alla scena.

Conoscerli non significa soltanto capire meglio ciò che succede sul palco, ma anche imparare ad apprezzare sfumature che spesso passano inosservate a un primo ascolto.

E chissà, magari questo potrebbe essere solo il primo capitolo di un piccolo dizionario del freestyle.

Giulio Rigamonti

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