Pagelle End of Days – Past & Future

È tornato End of Days, il contest che riempie il Legend Club di Milano, questa volta con un format ancora nuovo: Past & Future. Otto freestyler “veterani” avevano il compito di scegliere un proprio compagno, per gareggiare in un classico 2vs2 targato End of Days. Perciò, 16 freestyler, 8 coppie, una sola coppia vincitrice. In questo articolo analizzeremo le prestazioni di tutti i partecipanti, cercando di metterne in evidenza i punti di forza e le eventuali mancanze, per provare a comprendere più a fondo tutte le dinamiche che hanno segnato l’evolversi del contest.

Morbo e Lehxon 7

Il voto è stato indubbiamente influenzato dalla loro uscita al primo turno, anche perché se non avessero incontrato subito Grizzly e Nodem, probabilmente avrebbero ottenuto una valutazione più alta. È stato proprio il contrasto tra gli stili a impedire a Morbo e Lehxon di esprimere al 100% la loro potenza. Questo ha ridotto anche il feeling con il pubblico.

Dal punto di vista tecnico, sono stati impeccabili come sempre: puliti e precisi, con incastri perfetti anche nelle singole quartine. Tuttavia, l’impatto sul pubblico è stato minore rispetto a quello di Grizzly e Nodem, probabilmente a causa di alcune chiusure meno incisive o eseguite male. Questi errori hanno fatto pendere il giudizio di giuria e spettatori verso l’altro lato della bilancia. Nonostante ciò, la battle è rimasta equilibrata fino ai 4/4, quando si è consolidato il verdetto finale.

Le piccole sbavature sopra citate hanno leggermente compromesso la loro performance, ma va sottolineato che il merito principale va ai loro avversari. Anche se il parere della giuria è condivisibile, bisogna riconoscere a Morbo e Lehxon l’elevato livello della loro prova.

I loro stili, piuttosto simili – con tecniche elaborate, lessico ricercato e una grande attenzione ai flussi – hanno permesso ai due MC abruzzesi di rappare quasi in simbiosi. La loro alternanza nei minuti, così come i 3/4 nella presentazione, hanno reso il flusso delle loro rime estremamente fluido, tanto da sembrare un vero featuring tra i due. Hanno saputo rispondere a tono alle punchline sul loro aspetto fisico, incassando bene e senza perdere la consueta dose di incastri. FLOW AL QUADRATO.

Grizzly e Nodem 8.5

Foga e serenità, cattiveria e ironia, metriche articolate e punch d’impatto, fame di confermarsi e voglia di farsi conoscere. La forza della coppia Grizzly-Nodem è stata proprio la perfetta armonia tra queste dicotomie. Nonostante abbiano affrontato uno dei tabelloni più impegnativi, la cosa non sembra averli minimamente disturbati.

Grizzly è arrivato al Legend in stato di grazia, cavalcando l’onda di un anno di performance ben al di sopra della media. Nodem, invece, ha affrontato il palco con la freddezza di un pistolero, ma con l’aggiunta di una forte ironia e una grande consapevolezza nei propri mezzi. Gli “argentoni” sono spesso i più buggati, soprattutto se schierati in intesa verde con un Grizzly IF. Quest’ultimo, ancora una volta, ha dimostrato un incredibile feeling con le fatality, abituando il pubblico a rime che “rompono il cerchio” in quasi ogni battle.

Sebbene lo stile di Nodem possa sembrare semplice e ben poco musicale, è stato sorprendentemente efficace nell’attitudine e nella scelta delle punchline. Ha saputo usare l’autoironia in modo non stucchevole, unendola a una naturale capacità di evidenziare i difetti degli avversari. Il tutto racchiuso in quartine metricamente semplici, ma dall’altissima resa.

I due sono arrivati a un passo dal vincere il contest, ma alcuni errori commessi in finale, probabilmente dovuti alla stanchezza, hanno giocato a loro sfavore. Da un certo punto della battle in poi, Grizzly ha avuto un calo e ha sbagliato alcune quartine, permettendo agli avversari di prendere il sopravvento e vincere la finale.

La prestazione è stata quasi perfetta, e la scelta di questa coppia si è rivelata estremamente funzionale e complementare. Chissà se la rivedremo insieme in altri contesti. ULTIMATE TEAM.

Frenk e Tassi 7.5

Sarebbe bastato il minuto di presentazione per affermare che Frenk e Tassi meritavano un voto alto in pagella. Per nostra fortuna, però, il duo emiliano ha mantenuto un buon livello in entrambe le sfide che li hanno visti protagonisti. Dove c’è Frenk, ci sono costanza, cattiveria agonistica, precisione e pulizia, qualità che sembrano anche contagiose. Tassi si è rivelato un ottimo compagno, interpretando la serata nel modo giusto: un “passaggio del testimone”. Tuttavia, sarebbe riduttivo descrivere la sua prestazione solo in questo modo.

È evidente l’evoluzione del giovane freestyler di Spilamberto, ormai una città sulla bocca di tutti. Nato come un puro “flower”, Tassi ha gradualmente affinato le sue quartine, fino a costruire punchline di risposta sempre più incisive, sebbene resti chiaro che abbia ancora margini di crescita in questo ambito. L’influenza di Frenk, che è tra i freestyler più evoluti nel corso della sua carriera, appare evidente.

Il duo ha superato i quarti con relativa facilità, contro un Bruno e Paride non al massimo della forma, forse anche a causa della prestazione solida di Frenk e Tassi. Hanno offerto un gran minuto di coppia, poi Frenk ha preso il comando nell’handicap match, e grazie alla sua precisione e ottima delivery, ha praticamente chiuso la battle prima delle ultime due modalità.

In semifinale, si sono scontrati con Grizzly e Nodem, uscendo a testa alta nonostante lo stato di grazia dei loro avversari. Anche per loro, alcune sbavature nella costruzione e chiusura delle rime hanno compromesso la performance complessiva. Tuttavia, il livello generale è stato ottimo: Frenk nel “present” è ancora “perfect”, e Tassi ha seguito attentamente ogni sua mossa, come un allievo alla lezione di freestyle del maestro bolognese, mettendo in pratica quanto appreso.

La coppia maestro-alunno ha superato il test con successo. MIGNOLO E PROF.

Bruno Bug e Paride 6.5

Visto l’andamento delle battle negli ultimi anni, è davvero strano sentire parlare di una prestazione opaca da parte della Puglia. La prova di Bruno e Paride non è stata totalmente negativa: il loro livello è sempre alto, con grandi flussi, stile e capacità di improvvisazione. Tuttavia, sembra che in questa occasione sia mancata l’incisività.

Frenk e Tassi, nella battle dei quarti di finale, sono riusciti a guadagnarsi il favore del pubblico, e questo ha pesato sulla performance di Bruno e Paride. I due rapper pugliesi, con stili molto simili, hanno mostrato una buona sintonia nelle loro entrate, ma questa somiglianza potrebbe aver rappresentato un’arma a doppio taglio. Da un lato, ha rafforzato la loro intesa, dall’altro ha limitato le possibilità di fronte a due MC con stili differenti.

Nei contest di coppia, infatti, sono spesso i team con due freestyler di natura diversa a emergere, poiché possono compensare a vicenda le proprie “mancanze”. Il voto di Bruno Bug e Paride è stato relativamente basso, soprattutto a causa della loro uscita al primo turno. Nella sfida disputata, non sono riusciti a esprimere al massimo il loro potenziale, risultando meno brillanti del solito.

Capita a tutti di avere una giornata storta, specialmente in un tempo così limitato. Sicuramente, i due pugliesi torneranno a brillare nei prossimi contest. APULIA DOCEBIT.

Shekkero e Seccobbaby 7.5

Sicuramente la coppia più in hype ai nastri di partenza: da una parte il fresco vincitore del Mic Scrauso, dall’altra il suo storico organizzatore, entrambi puri punchliner, ma con attitudini molto diverse. Al di là delle premesse, la loro resa è stata ottima. Shekkero ha offerto una performance all’altezza delle aspettative, senza snaturarsi e conquistando il pubblico come di consueto. Seccobbaby, trasportato dalla teatralità del compagno, è stato altrettanto abile nel reggere il gioco.

Il loro minuto di presentazione è stato emblematico, grazie allo scambio di ruoli e personalità. In semifinale, poi, hanno offerto un minuto così surreale da sembrare inaspettato persino per loro stessi. La simbiosi tra le quartine creative ed elaborate di Shekkero e quelle dirette e strafottenti di Seccobbaby ha reso i due MC laziali una coppia davvero difficile da affrontare. È stato complicato per gli avversari trovare dei punti deboli su cui colpire con delle punchline, mentre loro sono stati abilissimi a farlo, soprattutto ai quarti di finale, dove hanno sfruttato ripetutamente la somiglianza estetica tra Vinz e Gabs.

Si sono arresi solo in semifinale contro Drimer e Punta, che erano in uno stato di grazia. Tuttavia, non è stata una sconfitta per demeriti, ma per meriti dei loro avversari. Tirando le somme, la coppia “total Lazio” è stata molto piacevole da ascoltare, grazie alla compatibilità tra Shekkero e Seccobbaby e all’intrattenente componente teatrale delle loro performance. CICERONI.

Gabs e Vinz 6

Dispiace dover assegnare loro un voto non altissimo, considerato l’elevato livello tecnico di entrambi. Nonostante un buon minuto ai quarti, l’handicap match contro Shekkero e Seccobbaby è stato decisivo per la loro eliminazione. Da quel momento in poi, gli avversari hanno preso il controllo della battle, senza lasciare a Gabs e Vinz molte possibilità di replica, sebbene i due abbiano mantenuto un’ottima qualità tecnica e precisione.

A livello di flussi, è sempre un piacere ascoltare la loro abilità nel seguire la base con grande fluidità e pulizia. Se il voto fosse stato individuale, Gabs avrebbe meritato una valutazione più alta, ma l’uno contro due di Vinz ha pesato sull’esito. In alcune quartine, gli errori di Vinz sono stati troppo evidenti, probabilmente dovuti all’emozione, un aspetto su cui dovrà lavorare. La sua mancanza di incisività si è fatta sentire, e il confronto psicologico con Shekkero e Seccobbaby sembra averlo messo in difficoltà.

Questo ha permesso agli avversari di guadagnare un vantaggio che è diventato incolmabile con il passare del tempo. Nonostante ciò, vanno riconosciuti i meriti tecnici di Gabs e Vinz: pochi hanno la loro padronanza e pulizia nei flussi, che risultano sempre musicali e piacevoli all’ascolto. GEMELLI FINEZZA.

Snake e Hibun 6.5

Perdere contro i futuri vincitori del torneo è sempre una piccola consolazione. In ogni caso, la loro sfida ai quarti di finale è stata avvincente. Hibun, nonostante l’emozione comprensibile per essere sul palco con una vera istituzione del freestyle, si è mostrato a suo agio. Tuttavia, avrebbe dovuto fare di più per essere all’altezza della prestazione del suo compagno Snake, ma anche dei loro avversari. Alcune delle sue punchline sono state incisive, altre meno, ma ciò che gli è mancato maggiormente è stata l’attitudine e la delivery. Per questo motivo, le sue rime non hanno avuto l’impatto che avrebbero potuto avere.

Snake, d’altro canto, è salito sul palco come se non si fosse mai allontanato dalle battle negli ultimi due anni, sfoderando la sua solita cattiveria. Molte delle sue punchline hanno colpito duramente, soprattutto quelle dirette a Drimer, un avversario che conosce da tempo.

Guardando oltre la singola battle, va riconosciuto l’atteggiamento positivo della coppia milanese. Hibun era sempre pronto a “propsare” alle rime del compagno, e lo stesso vale per Snake, che sembrava apprezzare l’impegno del suo giovane collega, anche quando le rime non erano perfette. Sembrava guardare oltre la resa immediata, valorizzando la prestazione di squadra.

L’impressione era quella di un padre che combatte fianco a fianco con suo figlio, dando priorità alla performance del duo piuttosto che al semplice passaggio del turno. THE KARATE KID.

Drimer e Punta 9

Come spesso accade, il voto più alto va ai vincitori, e in questo caso è decisamente meritato. Prima del contest, la coppia trentina non era tra le favorite, anche perché Punta è uno dei freestyler più sottovalutati della scena. Il suo stile ironico e giocoso ha creato una combinazione esplosiva con l’agonismo e la “cattiveria” di Drimer. Entrambi hanno adattato il proprio stile a quello del compagno: un “drimeresco” Punta e un “puntesco” Drimer, due personalità che si sono dimostrate perfettamente compatibili, rendendoli imbattibili quella sera.

A livello tecnico, non c’è nulla da recriminare. Stesso discorso vale per attitudine e incisività: l’uno si è fidato ciecamente dell’altro, creando un circolo virtuoso che ha portato grande sicurezza alla loro performance. Drimer, da sempre uno dei più tecnici d’Italia, riesce a compensare eventuali mancanze di punchline con il suo flow impeccabile. Tuttavia, ha anche migliorato la sua capacità di sferrare punch efficaci, il che lo ha reso ancora più completo e letale.

Punta, invece, quando entra in “god mode” è quasi inarrestabile. La sua creatività e sottigliezza sono le sue armi migliori, e se riesce a portare la battle sul tema Pokémon, per gli avversari è la fine, come si è visto in finale. Proprio nella sfida decisiva, i trentini hanno vinto senza lasciare dubbi sul verdetto. Con il passare dei minuti hanno preso il sopravvento tecnico e di attitudine, tanto che a un certo punto l’esito sembrava già scritto.

Un traguardo assolutamente meritato per Drimer e Punta. Drimer perché avrebbe meritato più vittorie in carriera, e Punta perché merita maggiore considerazione nella scena attuale. Ora possono finalmente portare la “cintura” dell’End of Days sulle loro Dolomiti. STATUTO SPECIALE.

Andrea Ferrini

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