A Marina di Ravenna è tempo di UNDER BATTLE all’UNDERFESTIVAL. Due teste di serie: Morbo e Hydra. In giuria il solito John Durrel, Moder e The Purista, mentre gli Arcade Boyz sono host della serata. Il livello è stato già alto nelle rumble agli ottavi di finale, dalle quali si poteva però facilmente intuire quali sarebbero stati gli otto migliori MCs qualificati al turno successivo. Ed è proprio di loro che andremo ad analizzare la performance in questo Under Fest, analizzando punti di forza e carenze, lì dove vi sono state.
Sacco 6.5
Avevamo già avuto modo di assaggiare lo stile di Sacco in altri contesti, specialmente alla Still Here Battle dello scorso marzo. Sempre 100% improvvisazione e flow, lo si percepisce dalla costruzione delle quartine, che suonano sempre come una partita a tetris in cui le parole si concatenano repentinamente durante la rappata. Grazie a questa qualità Sacco riesce a far muovere la testa anche a chi è a casa. Purtroppo per lui, ai quarti di finale incontra Ydrow, la sua nemesi dal punto di vista del freestyle. Sarà infatti l’esperienza di Ydrow a far venire fuori le mancanze di Sacco, in quanto a incisività, punchline e fidelizzazione con il pubblico. Ci auguriamo che questo sia un tassello che permetterà al rapper emiliano di affermarsi in pianta stabile nei contest maggiori. Le premesse ci sono. <<Sembra uscito da un 2TheBeat!>>. DA TENERE D’OCCHIO.
Hydra 8
C’è poco da dire su di lui, ormai è uno stratega, non più un combattente. Arriva ai contest con la tranquillità di un sicario, comincia la battle in modo blando entrando in modalità “studio della situazione”, nel caso in cui bastasse poco per vincere. Se si accorge che serve un livello più alto, non ha problemi ad alzare la caratura della performance e, praticamente sempre, a portare a casa la sfida. Vincere aiuta a vincere, e Hydra lo dimostra. Per di più, sembra quasi che si sia stancato di trionfare ma, purtroppo per lui, sta continuando a farlo. Si conferma anche questa volta uno dei più amati dal pubblico, che aspetta una sua fatality come un bambino aspetta il Natale. <<E se usassimo anche meno del 20% del nostro cervello?>>. LIMITLESS.
Ydrow 7
Stessa razza di Hydra, ma con meno distacco dal pubblico e ancora meno voglia di aggiudicarsi la battle. Che sia proprio quest’ultima qualità la chiave per vincere? Ydrow sembra amare la situazione attorno al contest molto più di quanto gli piaccia gareggiarvi da sfidante. Ma si è reso conto di essere troppo apprezzato dal pubblico per non partecipare. Sale sul palco svogliato, gasa un po’ i presenti facendo sempre alzar loro le mani (non è facoltativo) e poi lo fa divertire, inevitabilmente finendo per divertirsi anche lui. Appare impossibile odiarlo, com’è impossibile tenere il conto di tutte le sue fatality. La semifinale con Hydra è il tripudio di quanto detto fin qui per entrambi: cascata di punchline e pubblico al settimo cielo. <<Mi fate quasi venì voglia di rappà>>. BENEFATTORE.
Morbo 8
Il freestyler abruzzese rinnova il contratto con Ravensburger, dimostrando che non importa quale sia la modalità, non ci sono 4/4 o kickback che tengano, se saran Morbo faranno gli incastri – per semi-citarlo. Arriva in scioltezza in semifinale, dove poi decide di incidere un pezzo anziché fare il suo minuto sul boombap. I suoi minuti sono una ricorrenza ormai, lui ne è consapevole e felicissimo. La finale con Hydra va come tutti si aspettavano, ma c’è poco da recriminare a Morbo, visto che è risaputo che nei 4/4, specialmente contro un avversario del genere, può concedere qualcosa. Attendiamo il giorno del suo 80° compleanno per celebrare il suo ritiro dalla scena, ma nel frattempo continuiamo ad ascoltare i suoi minuti in loop. <<Sono passati 20 anni ma ancora non sono obsoleto>>. PERMANENTE.
Dono 6.5
Fa sempre piacere vedere un veterano della disciplina tornare sui palchi, specialmente se quel veterano è Andrea Dono. Ultimamente si sta concentrando più sulla scrittura, ma abbiamo potuto notare come l’attitudine e la predisposizione non tramontino mai. Domina la rumble degli ottavi con gli occhi infuocati, senza impegnarsi troppo ed esce a testa alta ai quarti. Lo stile è sempre quello, e a noi non dispiace che non cambi, così come l’approccio alla battle: niente perifrasi, Dono va diretto al dunque. Si nota però la poca abitudine alle nuove modalità, come il KickBack ad esempio, in cui ha un po’ titubato. La sua grinta e il suo amore per quello che fa restano però palpabili. Vale lo stesso per il senso di appartenenza alla sua regione e ai valori del freestyle. <<Di bello al nord c’è l’autobus pe’ venì a Pescara>>. ESPERIENZA.
Tassi 7
Continua la sua crescita dal punto di vista della pulizia e della delivery. Se prima era un freestyler totalmente improntato sul flow, adesso ha iniziato a concentrarsi anche sulle punchline, anche se si vede che il suo campo rimane quello dei flussi. Nonostante questo, è riuscito a catturare il pubblico con barre d’impatto, unite a un ottimo minuto in semifinale contro Morbo sulla drill, che non è però bastato per sconfiggere il cosiddetto mostro finale. Tecnicismi a parte, si vede con chiarezza la passione e la conseguente leggerezza con le quali Tassi sale sopra il palco, figlie dell’esperienza maturata nell’ultimo periodo. Potranno essere proprio queste qualità a permettere al rapper emiliano di togliersi qualche sfizio in contest nazionali. Appurato che la Puglia è la regione più in forma al momento, va tenuta d’occhio infatti anche l’Emilia-Romagna, che potrebbe regalarci grandi prestazioni in futuro. <<Il posto è sempre quello, Spilamberto>>. FUTURO BIG.
Vinz 6
Abbiamo ben notato il suo talento al muretto di Milano, dove ci ha abituati al suo piacevole flow, unito con metriche precise. Si nota benissimo come Vinz segua perfettamente la base e come il suo stile sia sempre improvvisato. Talvolta, questa si rivela un’arma a doppio taglio quando c’è da essere incisivi, perché non gli permette di costruire una chiusura impattante: può capitare infatti che si perda tra le parole che ha in mente, arrivando all’ultima barra arrancando un minimo. Proprio per questo motivo Vinz esce ai quarti contro Tassi: la differenza si è percepita fondamentalmente nelle punchline e nell’incisività, maggiori nel freestyler emiliano, come detto nel paragrafo a lui dedicato qui sopra. Nessuno ci vieta però di aspettarci nei prossimi contest un Vinz al livello del suo talento, che avrà sicuramente modo di mettere in mostra. Questa prestazione è stata una pausa tra le sue precedenti e future performance. PIT STOP.
Jerry 6.5
Dopo l‘uscita a testa altissima dall’ultima Ya Know Death, Jerry non si presenta a questo contest da underdog, ma viene per migliorarsi e alzare l’asticella. Anche lui, come Sacco, Tassi e Vinz, dà la priorità alla pulizia del suo flusso, mettendo in secondo piano le punchline. Vince la rumble del suo ottavo di finale Badger e Zenix, che ultimamente è migliorato davvero molto sotto ogni punto di vista – e questo rende davvero onore a Jerry. Ai quarti di finale incontra un Morbo in versione Terminator, che domina sia il KickBack che i due minuti di 8/4 a testa, dando al “Jerrito” ben poche possibilità di passare il turno. La sua prestazione rimane però ottima, eccezion fatta per qualche scivolone dovuto al livello troppo alto del suo avversario abruzzese. Considerando quanto detto, c’è poco da recriminare a Jerry, va bensì riconosciuto come sia stato all’altezza della situazione, rimanendo fedele al suo stile. <<Fate solo le punchline, per i flow vi vergognate?>>. STILL FROM THE 90s.
