Il miglior freestyler italiano in attività

Un dibattito controverso

Il freestyle italiano, come ogni ambito animato dalla competizione di singoli, è oggetto di discussione per una miriade di appassionati con le più disparate opinioni su di esso. 

I dibattiti su ogni sfida di ogni contest disputato dilagano, che siano essi al bar di paese tra due fan della disciplina oppure nella sezione commenti dei video caricati su YouTube

Ma qual’ è l’argomento più caldo sul quale scannarsi? Qual’ è la domanda a cui ogni appassionato sente il dovere di rispondere? 

Beh, come per ogni sport, gioco, competizione che si rispetti il quesito ultimo che divide le masse è sempre lo stesso, il seguente: chi è il più forte in assoluto? 

Non c’ è dubbio, per quanto si possa apprezzare la bellezza di un’arte performativa come il freestyle siamo tutti portati istintivamente a eleggere il migliore nel portarla sul palco, altrimenti non ci sarebbe il bisogno di decretare un vincitore una volta terminata una battle

In tanti si sono esposti e si espongono in merito a chi sia il miglior freestyler italiano, usando motivazioni personali e rincorrendo fantomatici parametri oggettivi; queste righe hanno lo scopo di analizzare il dibattito senza la pretesa di risolverlo, semplicemente per dare uno spunto in più sulla questione. 

Per fare ciò si è deciso di restringere il campo di battaglia e di prendere in esame 3 freestyler in attività, selezionati in base a molteplici parametri tra i quali: numero e importanza dei contest vinti, tecnica, rivoluzione nella disciplina, costanza negli anni, impatto sul pubblico, genialità; tenendo presente che alcuni di questi fattori sono immancabilmente soggettivi. 

Fatte le dovute premesse passiamo all’ esame dei tre artisti: essi sono Shekkero, Morbo e Blnkay, gli unici tre frestyler ad aver vinto sia il Mic Tyson che il tecniche perfette (i due contest più importanti degli ultimi anni). 

Si potrebbe discutere ore sull’ esclusione di alcuni grandi nomi da questa lista, come Frenk, Hydra, Bruno bug, Debbit, Drimer o Reiven, ma secondo chi scrive questi ultimi sono ad un gradino inferiore dei primi tre, chi per poca costanza, chi per insufficienza di contest vinti, e chi per altri motivi che sicuramente si mescolano al gusto personale. Detto ciò, partiamo dal primo di questi tre mostri sacri. 

Shekkero: il performer

Shekkero è brillante, sorprendente, fuori dagli schemi. Il suo estro creativo fa a gara solo con la sua attitudine, è quello che più di tutti sul palco appare come al posto giusto, dimostrando ad ogni contest che lo “show” non lo ha solo nel nome. 

Se si volesse fare un paragone calcistico Shekkero sarebbe Maradona: sregolato, estroverso, esuberante ma mai irrispettoso; è amato da tutti (nel settore e non) perché non si può non riconoscere il suo talento, è quell’ individuo capace di fare quello che i suoi colleghi nemmeno pensano, di rompere le regole del gioco a cui tutti giocano, di crearne di nuove. 

Entrando più nel merito del freestyle il percorso artistico del rapper di Cassino è inusuale quanto memorabile; si fa un nome vincendo contest minori divertendo il pubblico, ma quando arriva al secondo Mic Tyson non è certamente nei favoriti. Eppure, quel ragazzo con lo zainetto fa ricredere tutti battendo uno dei freestyler più forti del momento (e di sempre), il candidato al titolo Mouri. Già da quella Battle si intravede la rivoluzione che Shekkero porterà al freestyle italiano: fino a quel momento il freestyler (essendo prima di tutto un rapper) si costruiva attorno un immaginario di strada, faceva leva sull’ arroganza per svilire l’avversario sul palco, incentrava la sfida su uno scontro 1 vs 1 da cui chi usciva sconfitto perdeva della credibilità agli occhi del pubblico. Shekkero cozza da sempre con questa descrizione, lui è un performer, la sua è un’esibizione in cui la genialità di un gioco metrico prevale sull’ offesa all’ avversario, sfidare Shekkero vuol dire fare freestyle con lui più che contro di lui, lo scopo ultimo è lo spettacolo puro, l’arte. 

Il minuto storico contro Frenk è la riprova di quanto detto, barre perfette sotto ogni punto di vista e genialità nel giocare con il tema e le parole tabù, una prestazione di quel livello forse non si era mai vista. 

Nella sua carriera Shekkero si dimostra in continua evoluzione, è il primo ad avere gli anagrammi come skill principale, è di gran lunga il più bravo nello sfruttarli e cosa fa? Andando avanti negli anni li usa sempre meno per non far sì che monopolizzino il suo repertorio, sembra quasi che si annoi ad avere uno stile definito, si taglia anche il rasta che lo ha reso iconico perché per citare un suo All bars “non ha bisogno di un personaggio”. 

Insomma, Shekkero è sicuramente uno di quelli che ha più rivoluzionato il freestyle in Italia, la sua spettacolarità votata all’ intrattenimento è stata talmente inedita nella disciplina che gli ha fatto affibbiare l’epiteto offensivo di “barzellettiere”, ma superata una fase di assestamento questa sua caratteristica è entrata a far parte della presenza scenica del freestyle, influenzando altri artisti come Hydra o Kyn nell’ attegiamento sul palco. 

Devastante sia sul minuto che sui 4/4, ingiocabile sugli argomenti, repentino nelle risposte, Shekkero è uno dei freestyler più completi di sempre, e alterna questa costanza da campione a picchi di genialità da mani nei capelli, capovolgimenti di regole non scritte nel freestyle, come la rottura della quarta parete facendo stage diving sul palco, la chiusura di rime “al contrario” e lo stare in silenzio per metà quartina per caricare quella dopo. Modificando una citazione di Bobby Fisher: Shekkero non è un genio nel freestyle, è un genio che ha scelto di fare freestyle.

Morbo: la cura nei dettagli

Morbo è il Giotto del freestyle italiano: tecnicamente impeccabile, è l’estetica del rap allo stato puro, ha uno stile complesso ma allo stesso semplice, fruibile, musicale. 

Se Shekkero è Maradona Morbo è Cristiano Ronaldo: impeccabile, si allena tutti i giorni, sai che quando lo affronti probabilmente perdi perché non ne sbaglia una, per più di una decade è nei primi nella sua disciplina e in tutti questi anni non ha mai perso la fame di vincere. Il flow di Morbo è un qualcosa di mai visto nel panorama del freestyle italiano, è capace di costruire dei minuti con schemi metrici variabili con uno sforzo minimo, si vede che spesso inizia una quartina senza sapere come andrà a finire e le parole semplicemente vengono da sole. Quando poi ha una risposta “pensata” sull’ avversario è capace di imbastire una tela di rime così fitta e incalzante che la chiusura (che altrimenti risulterebbe modesta) diventa automaticamente una fatality, uno dei pochi freestyler che non necessita dei 4/4 a vuoto all’inizio di un nuovo beat per prenderci confidenza, ma che istantaneamente si fonde con la strumentale come nessun’ altro. 

 La battle che lo consacra definitivamente è quella con Mouri durante la finale del primo Mic Tyson, uno degli incontri più tecnici in assoluto nel panorama del freestyle italiano; quella sfida diventa simbolicamente il passaggio di testimone dal vecchio al nuovo capo dei flussi.  

La rivoluzione che lo stile di Morbo ha portato nella scena è la necessità di una evoluzione tecnica della disciplina, l’abruzzese ha rimarcato più volte “la differenza tra rappare e fare rime” in opposizione a chi vede il freestyle come una gara di insulti a tempo; infatti, spesso non è tanto quello che si dice ma come lo si dice a fare la differenza in un’arte che delle volte rischia di essere troppo cabarettistica. Se Shekkero ha dimostrato che per convincere non basta l’attitudine denigratoria nei confronti dell’avversario Morbo fa vedere che l’attitudine in generale è necessaria ma non sufficiente per un freestyler, quest’ ultimo deve convincere per la qualità del rappato, il feeling con il pubblico è fondamentale ma va costruito con virtuosismo tecnico oltre che con presenza scenica. 

Per pesare l’apporto di Morbo al movimento basti pensare che il termine “incastri” entra nel vocabolario comune del freestyle proprio grazie al rapper di Martinsicuro, e il loro costante impiego nelle quartine hanno formato negli anni uno stile che ha influenzato un paio di generazioni di artisti, tra cui Gabs, N.T.U.F.N., Lehxon e il giovane prodigio Higher

Quest’ ultimo viene visto da molti come il naturale successore di Morbo, ma in più occasioni l’abruzzese ha fatto presente che non è affatto pronto a cedere lo scettro, come al Generation clash dell’End of days dove contro il pugliese ha sfornato uno dei minuti più maniacali del freestyle italiano, un altro. 

Sí, perché se Morbo viene considerato da alcuni carente nei 4/4 è solo perché questi ultimi vengono automaticamente paragonati ai suoi minuti da cineteca, vere e proprie canzoni improvvisate che rimangono scolpite nella mente degli appassionati, ne citiamo alcuni fatti nei contest maggiori:

  • Vs Shekkero e vs Bato ( 1° tritolo battle);
  • Vs Virux,vs Debbit e vs Blnkey(1° Mic Tyson); 
  • Vs Volpe rossa e vs Hydra (2° tritolo Battle); 
  • Vs Shame (3° Mic Tyson). 

Se doveste mai sfidare Morbo, chiedete di partire direttamente dai 4/4, e una sfida su 10 la potreste vincere. 

Blnkay: unico

Blnkay non ha bisogno di presentazioni, ci sono pochi aggettivi che rendono la sua bravura: dominante, imprevedibile, anticonvenzionale, genio. 

Se fosse un calciatore sarebbe quanto c’ è di più simile a Lionel Messi: un fuoriclasse senza tempo baciato da madre natura che è semplicemente il migliore, e nonostante ciò appare introverso, spesso su un altro pianeta, a volte assente. Nonostante abbia periodi difficili in cui non rende al 100% ha la stoffa del game changer, se lui è motivato a vincere e decide di farlo, vince; lo sfidante è solo un ostacolo accidentale, il vero avversario è sé stesso, deve motivarsi e superarsi ogni volta che è sul palco. 

A livello tecnico è il più delle volte sublime, flow e punch intercambiabili e la più alta velocità di risposta (probabilmente di sempre) all’ avversario. 

Quello che alla maggior parte dei freestyler capita in un paio di contest nella carriera, ovvero l’essere così in forma da non poter perdere una battle, a casa di Blnkay si chiama ordinaria amministrazione; se fa una buona prestazione delude le aspettative, perché da lui si richiede sempre una sfida iconica da rivedere più volte. Forse questa pretesa di perfezione gli ha portato anche delle sconfitte non molto giuste, e non è un caso se “meritava blnkay” è il commento più diffuso della storia delle Battle in Italia. 

Le sfide che lo hanno reso leggenda sono così tante che solo citarle ci farebbe dilungare troppo, ma c’ è un incontro che più di tutti esemplifica l’impatto che il genoano ha avuto nel freestyle: la finale della Ya know the name contro Nerone. 

Questa Battle, come la sopracitata Morbo vs Mouri, è uno scontro generazionale: da una parte un freestyler vecchia scuola come Nerone, roccioso e letale nelle punch come da tradizione milanese; all’ altro lato il presente e il futuro del freestyle, il ragazzo magrolino dalla Liguria, che oltre a sferrare stoccate sagaci a ogni fine quartina sperimenta flussi e trovate metriche d’ avanguardia come l’ uso chirurgico dei Word Play, i quali  negli anni a venire verranno sfoggiati dalla maggior parte dei freestyler soprattutto grazie a lui. 

Ci sono poche sfide in cui uno sfidante sembra rendersi conto nel mezzo della battle di non poter fare niente per vincere, di avere di fronte un prodigio tale che ammirarlo e più facile che odiarlo; il fatto che il freestyler in questione fosse un campione della disciplina come Nerone presagiva che negli anni a venire  Blank fosse destinato a essere il migliore per distacco, probabilmente senza il calo di prestazioni avvenuto negli ultimi anni ora ci staremmo chiedendo chi sia il numero 2 in Italia. 

“Blnkay porto i testi col muto, non dico che hai portato gli amici dico che avresti dovuto/ lo vedi ho il tessuto, dire che mi batti è come dire io grasso e te ossuto” … 

Dal minuto in monorima contro Thai smoke (praticamente un caso isolato nel freestyle italiano) alle rigirate nella sfida del tecniche contro Posaman, dalla prestazione strabiliante contro Keso nel primo Mic Tyson al dominio assoluto del terzo, che ha vinto (per citare Debbit) “con la pipa in bocca e in ciabatte”; Blnkay è così completo che paradossalmente diventa difficile trovargli una qualitá che sovrasta le altre. Se ci dovessimo sforzare nel cercare un suo cavallo di battaglia lo troveremmo probabilmente nella sua clamorosa velocità di pensiero: molte delle sue fatality sono in risposta diretta ad una frase dell’avversario e, anche quando è chiaro che ha già pensato alla chiusa, è uno dei pochi freestyler che impiega quasi sempre le prime 2 o 3 barre per rispondere alla quartina dello sfidante, incorporandole alla punch line finale ancora abbozzata in mente. 

Il suo stile è di una complessità tale che è impossibile imitarlo; tuttavia, la sua influenza ha toccato la sensibilità artistica di una generazione di freestyler: le novità come i word play, i doppi sensi e le metriche anticonvenzionali (come le quartine in abba) sono le orme sulle quali hanno camminato freestyler del calibro di Arcydemon, Frenk e Grizzly, bravi nel raccogliere e innovare l’eredità del maestro. 

Se un alieno venisse sulla terra e mi chiedesse di mostrargli il freestyler più geniale, gli porterei lui; l’alieno avrebbe una risposta, e Blnkay potrebbe tornare nel suo pianeta. 

In conclusione

Si è voluto prendere in esame questi tre artisti così diversi tra loro per dimostrare che una risposta alla domanda: “chi è il migliore?” si può dare, ma solo se ci si mette d’ accordo sui parametri da valutare: sono essi la presenza scenica? La tecnica? L’ improvvisazione pura? O i contest vinti? 

Ci sarà sempre chi dirà che Messi o Ronaldo sono i migliori per il numero di titoli conquistati, come ci sarà chi ricorderà le magie di Maradona come la cosa più bella del calcio. 

Francesco Bocchia

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