Vittoria o gloria?

Introduzione

Il freestyle è una disciplina particolare, forse unica nel suo genere: essendo una competizione a tutti gli effetti è caratterizzata da un fattore agonistico, senza il quale la sua essenza verrebbe snaturata. Nonostante questo, non si può ridurre una battle unicamente al tentativo di prevalere sull’ avversario, se così fosse essa perderebbe la sua intrinseca componente artistica, che segna la differenza tra una semplice gara di rime e uno spettacolo a 360 gradi.

Arte e agonismo nel freestyle sono agli antipodi o si mischiano irriducibilmente? Qual è il rapporto tra le due facce della medaglia? Ha più importanza vincere o creare spettacolo? Questo articolo vuole indagare queste domande.

Ieri e oggi

Negli ultimi anni il freestyle si evolve continuamente, l’afflusso di nuovi e giovani artisti è continuo e i caposaldi dell’ambiente ne vengono stimolati. Se da un lato questa abbondanza di volti alimenta la voglia generale di vincere contest per emergere è altrettanto vero che per restare nella memoria collettiva i risultati non bastano. I freestyler di oggi sembrano aver capito che costruirsi uno stile inconfondibile per stupire sul palco è importante tanto quanto le vittorie, e questa attenzione all’aspetto qualitativo\formale si deve a diverse cause.

Una ragione è di tipo storico: rispetto a qualche anno fa l’ ambiente è strutturato in maniera diversa: prima molti rapper si rapportavano al freestyle più come a un trampolino di lancio, uno step fondamentale per farsi un nome nell’ ambiente e creare un pubblico per la propria musica. Questo mondo non mostrava di poter essere l’ unico “ambito occupazionale” di un rapper, per cui (a parte i soliti nomi famosi) una grande fetta puntava solo a farsi conoscere e magari a vincere qualche contest importante.

Ora che il freestyle ha allargato la propria nicchia espandendosi come realtà e grazie anche alle rivendicazioni di collettivi come F.E.A. la figura del freestyler viene riconosciuta e rispettata in quanto artista. Questa è una grande emancipazione ma anche una responsabilità importante; ora una testa di serie che partecipa ad un contest sa che deve meritarsi la sua nomina agli occhi del pubblico, deve portare lo spettacolo che è richiesto da un freestyler del suo calibro, non può limitarsi ad andare sul sicuro per passare più turni possibili. Le vittorie diventano una condizione necessaria ma non sufficiente per un MC degno di questo titolo.

Divertire = vincere?

A questo punto si potrebbe obiettare che nel freestyle il pubblico è una parte attiva, e non passiva, di ciò che avviene. A differenza di uno sport, dove giocare in modo spettacolare ed estetico è secondario rispetto a dei parametri oggettivi che fanno il risultato (come i canestri nel basket), nel freestyle lo show influisce direttamente sull’ esito. Il parere del pubblico è un vero e proprio fattore di valutazione per esprimere il verdetto finale, e quindi in un certo senso si può dire che fare freestyle per lo spettacolo equivale a farlo per vincere, rendendo paradossale la contrapposizione.

Questa possibile controargomentazione è vera solo in parte. Certamente intrattenere il pubblico aiuta a prevalere sullo sfidante, ma a volte non viene fatto (solo) per questo motivo. Lo si può paragonare al tunnel nel calcio, il fatto che una giocata sopra le righe aiuta a superare l’ avversario per fare goal non rende questa la ragione principale per cui viene fatta, molte volte l’ intento è quello di divertire, di scaldare il pubblico per il puro gusto di farlo.

Inoltre nel freestyle si può cercare la vittoria senza creare spettacolo, addirittura smorzandolo. Si pensi al chiudere le rime dell’ avversario: una pratica che non aggiunge niente all’ atmosfera generale e anzi depotenzia l’ impatto delle barre altrui, in sostanza un modo per instillare l’idea di essere superiore ai fini del risultato, come lo è sottolineare quando l’altro va fuori tempo. Un esempio calzante è la modalità “Kick back”, in questa forma di improvvisazione molti decidono di “cambiare la rima” alla terza entrata. Questa tecnica spiazza l’ avversario che ha meno tempo per pensare una chiusura, ma intacca la musicalità delle quartine e spesso rende la sfida meno godibile.

Freestyler “spettacolari”

La ricerca dell’ arte e dello spettacolo insieme alle vittorie (a volte a prescindere da esse) ha giocato un ruolo fondamentale per alcuni artisti in particolare. Sebbene ovviamente tutti desiderano vincere, qualcuno più di altri vive per dare sempre qualcosa di nuovo al pubblico, anche se nel farlo rischia di compromettere i risultati. Freestyler come Shekkero, Debbit o Bruno Bug incarnano appieno questa filosofia, sembrano nutrirsi dello show.

Una trovata come lo stage diving di Shekkero alla Verbal Jungle, che ha un alto rischio di trasformarsi in una figuraccia se si sbaglia qualcosa (come un tunnel), è pensabile solo se il tuo obiettivo è strabiliare chi assiste. O Bruno Bug che sperimenta in ogni incontro dei flussi così nuovi che rischiano di risultare strani, e danno un appiglio a cui aggrapparsi all’ avversario. Lo stesso Bruno che in una Survivor Series per due turni di fila ammette di meritarsi l’ eliminazione rischiando di influenzare il pubblico. O come non parlare della ricerca della spettacolarità pura nel freestyle di Debbit, che (per prendere un esempio a caso) in una finale del Fight Club contro Keso contravviene alle regole trasformando un 4\4 a testa in un 8\4 senza pensare ad una possibile sanzione, e quando poi vince lo stesso la sfida divide il premio con l’ Abruzzese. In questi gesti la vittoria è solo un di più rispetto alla ricerca di spettacolo, di estro, di gloria.

Su questa linea di pensiero si configurano anche dei contest ideati per creare un’ atmosfera particolare e portare esibizioni diverse al pubblico, come i vari Mic Scrauso, Generation Clash, Smic Down Tag Team etc., ed è interessante notare come in molti di questi ambienti sembra avere la meglio chi mostra meno frenesia di voler vincere a tutti i costi (si guardi l’ atteggiamento di Kyn o Seccobbaby).

conclusione

Nonostante queste divisioni è innegabile da quanto detto che i due aspetti analizzati (esito e spettacolo, vittoria e gloria) si intrecciano indissolubilmente; freestyler come Shekkero, Bruno e Debbit indubbiamente cercano sempre di avere la meglio sull’ avversario, e d’altra parte rapper come Drimer o Snake (apparentemente più concentrati sulle vittorie) hanno a cuore la componente artistica delle loro performance. Se i primi vincono divertendo, i secondi divertono vincendo. In alcuni casi la percezione dello spettacolo entra addirittura in conflitto con il risultato, come quando si parla di gloria del perdente. Delle volte infatti chi esce sconfitto da una sfida molto equilibrata sembra essere maggiormente acclamato, a prescindere, dal pubblico, il quale nello scontro empatizza di più con il vinto. In quei frangenti si assiste come ad un “ribaltamento morale” del verdetto, come in Morbo vs Mouri (primo Mic Tyson) o nei vari “meritava Blnkay”.

Francesco Bocchia

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