Le battle più sottovalutate

Con il passare degli anni il mondo del freestyle si arricchisce di nuove Battle, nelle quali si incontrano veterani e novellini, leggende e promesse. Inevitabilmente alcune sfide riscuotono più successo, per la spettacolarità e la rilevanza dell’ evento. A nostro avviso ci sono però degli incontri che, nonostante la qualità e lo show portato, sono passati in sordina, o comunque non sono state considerate come meriterebbero. Ecco allora 5 sfide (a nostro avviso) sottovalutate nel freestyle italiano.

Morbo vs Sparketti

Sfida valida per il quarto di finale del Carpe Riem VIII. Morbo in parabola ascendente era senza dubbio il favorito, Spark non era sicuramente un signor nessuno ma la Battle rischiava di essere noiosa e a senso unico. A scaldare subito l’ atmosfera è la freschezza degli argomenti per i minuti a tema, per nulla scontati e mai sentiti prima. Parte Sparketti a tema: “canzoni italiane anni 90-2000”, e nonostante la difficoltà il minuto chiarisce subito che Morbo avrebbe dovuto impegnarsi per portarla a casa. Il minuto è all’ insegna del flusso, condito con dei doppi sensi originali e punch azzeccate (cosa fa la Crocodile).

Morbo ha un tema ancora più complicato, i Looney Tunes, ma come è solito fare imbastisce una tela di rime con picchi di genialità (come nella rigirata di “cosa fa un cartone”). Si ricollega anche al minuto dell’ avversario (la barra iconica su Vasco Rossi in apertura) e riequilibra subito una sfida che aveva preso una piega inaspettata. Una delle cose più belle della sfida è Sparketti che si gasa per le rime i Morbo e prima dei 4/4 incita il pubblico a fare casino per la sfida (come se al Carpe ce ne fosse bisogno). Nel botta e risposta si definiscono i ruoli: Sparketti gioca con l’ ironia e punta sulla costruzione di quartine con il flow, Morbo usa il flusso come una palla da demolizione e ci va giù pesante ad ogni barra.

Da notare che entrambi i freestyle fanno quartine solo in risposta (evitando qualsiasi preparata) agganciandosi all’ avversario. Sebbene Sparketti abbia fatto una signora prestazione, alla fine Morbo la porta a casa, grazie anche alla semi-fatality del gay pride in cui deride il flow del collega. Una Battle da alcuni dimenticata ma che incarna in pieno lo spirito del Carpe riem.

Ydrow vs Nous

Finale della terza edizione dello Street Fighter. Nessun minuto e pochi tecnicismi, semplicemente 20 minuti di 4/4 incalzanti in una sorta di giro della morte. I beat sono azzeccatissimi e intervallati da dei segmenti in cui i freestyler vanno a cappella. Questa sfida dimostra che quando i due rapper si sintonizzano sulla stessa frequenza lo spettacolo è assicurato. Ydrow è famoso per il suo approccio scherzoso e “cabarettistico”, ma va fatto un plauso a Nous che si adatta a questo stile regalando picchi di divertimento altissimi. La sfida è un crescendo sul piano dell’ intrattenimento: la cosa interessante d è proprio che i due freestyler sembrano innescarsi a vicenda: quando uno dei due fa una rima buona, tendenzialmente l’ altro risponde con una barra altrettanto valida, come nello scambio più forte della gara (la rigirata di Nous alla rima sul Qatar di Ydrow).

Il pubblico è un altro elemento che rende questa sfida iconica, oltre a urlare per entrambi si lasciano andare a risate di gusto sulle barre più divertenti dei freestyler, e le espressioni facciali di Giuss Dawg in prima fila valgono da sole il prezzo del biglietto. I momenti a cappella rendono il tutto più magico, esaltando il rappato discontinuo di Ydrow ( con le sue caratteristiche pause ). Come già detto però anche Nous riesce a “reggere il palco”,; il veneto capisce che la battle non può essere giocata sul piano tecnico e va di “ignoranza” quando serve, riuscendo a tratti a smontare il personaggio di Ydrow con aggressività ma soprattutto ironia.

Cuta vs Punta

Ghesboro Battle IV, una delle finali recenti più equilibrata in assoluto. Una parte di merito della sfida va data ai ragazzi dello zoo di Venezia che hanno imbastito una finale con modalità inedite e avvincenti. La prima di esse consiste nell’ insultare proprio l’ organizzazione, e questo primo segmento giocoso scalda il pubblico a dovere. A partire da subito(per poi proseguire tutta la sfida) Punta e Cuta fanno sfoggio di una delle qualità che più condividono, ovvero l’ autoironia. Difatti per gran parte della battle i due insultano più se stessi che l’ avversario, e quando se la prendono con l’ altro è sempre in modo sagace e geniale, senza barre sul personale o “imboscate” varie.

Un po’ di pepe viene dato dalla seconda modalità, un unicum nei contest di freestyle. Il finalista ha la possibilità di “resuscitare un compagno”, ovvero schierare un contendente precedentemente eliminato dalla sua parte per un 2 vs 2. Cuta sceglie JTF mentre Punta ha dalla sua Burrito. Questa modalità spezza bene il ritmo, e anche qui se n’è vede di ogni, da Punta che propsa la barra di un avversario alla rima delirante (in senso buono) di JTF sulle scarpe indossate prima delle mutande.

Il terzo segmento è anche esso innovativo e consiste in un botta e risposta, però con Musho alla console che improvvisa in live le strumentali. Qui i due freestyler, oltre alle punch, dimostrano di riuscire ad adattarsi bene a beat diversi, i quali cambiano a loro volta sulla scia dei freestyler in un vortice di improvvisazione. Scandito da momenti a cappella, l’ ultimo botta e risposta è consistente ed esalta entrambi gli sfidanti. Come detto all’ inizio tra i due la distanza è minima, e più che il verdetto al pubblico rimane uno spettacolo di 20 minuti. Una battle da rivedere più volte.

Arcy vs Burrito

Questa battle risale a tre anni fa ed è la finale del tecniche perfette under 23, a Torino. Già solo i nomi in campo preannunciano una bella sfida, i due sono tra i giovani più originali nel panorama freestyle e soprattutto hanno uno stile diretto ma anticonvenzionale. 20 minuti di 4/4 senza troppi preamboli in pieno stile Tecniche Perfette, e da subito si capisce che questa sfida non è omologabile come “la solita battle”, grazie all’ estro creativo dei due freestyler.

Infatti il contenuto delle rime è lontano dai classici argomenti di insulto dei freestyler, non si scade per niente in luoghi comuni (rime sulla madre o sulla tipa) ma anzi ogni quartina diventa l’ occasione per improvvisare un’ idea nuova . Sappiamo tutti di Arcy e del freestyle 2.0, e con la complicità di un Burrito altrettanto in forma segue una quartina dietro l’ altra di metafore e doppi sensi sugli argomenti più disparati; i due spesso si riagganciano a quanto detto dall’ avversario nella chiusura prima (riprendendo un concetto o anche solo una parola) e giocando sui termini costruiscono similitudini che usano come unico mezzo di attacco.

Per fare questo sono serviti due freestyler con una velocità di pensiero tra le più sorprendenti, e con un’ immaginazione (e un immaginario) tali da cercare ogni volta associazioni nascoste sotto i concetti più vasti. Persino Mastafive a fine gara si complimenta con i due giovani per l’ originalità e per lo spettacolo inusuale che sono riusciti a creare, una battle che vi invitiamo a recuperare.

Arcy vs Bruno Bug vs Debbit

Di questa sfida tripla si parla troppo poco, l’ emblema dell’ incontro tra stili completamente differenti. Il palco è quello dello Smic Down 2022 vinto da Grizzly, e i nomi in campo non potevano che regalare una sfida degna di essere ascoltata. Da subito i freestyler mostrano le proprie peculiarità: Bruno Bug con ironia prende in giro i due avversari, Debbit sfoggia il solito flow sopra le righe e Arcy cerca di costruire quartine di significato.

Nella prima parte Arcy e Debbit si scontrano in maniera più accesa e inevitabilmente Bruno viene messo un pò da parte nonostante una buona prova (molto azzeccata la rima sul professore di sostegno e lo studente). Arcy fa una buona rigirata a Debbit e in generale tiene un livello alto ma dopo qualche minuto è proprio Bruno a fornire l’ assist al romano, citando l’ All bars Arcy vs Keso. Qui Debbit tira fuori la fatality del match e suo malgrado firma l’ eliminazione del compagno di crew, la battle si deciderà tra lui e il freestyler toscano.

Nell’ uno contro uno succede di tutto, i due freestyler ormai sono caldi e pronti a dare tutto per vincere, la battle diventa uno scontro ideologico. Inizialmente Arcy tira una punch dove accusa l’ avversario della sua “totale assenza di contenuto”, ma poi cade scendendo nel campo di Debbit. Prima ne scimmiotta il flow, e poi fa una quartina proseguendo lo schema metrico e il flusso di Debbit. Quest’ultimo non si fa sfuggire l’ occasione e lo punisce con una fatality reiterando il flow “copiato”. Il rapper del Lazio alla fine vince ma la cosa più bella è stata vedere le due interpretazioni del freestyle opposte scontrarsi: forma e contenuto, flusso e punch, freestyle classico vs freestyle 2.0.

Francesco Bocchia

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